Il colore come linguaggio, la materia come strumento di espressione e il gesto artigianale come parte integrante del processo creativo. Sono questi gli elementi che definiscono A Softer World, il progetto nato dalla collaborazione tra STEPEVI, marchio internazionale di tappeti di alta gamma, e l’artista tessile svedese Alfhild Külper.
Presentata durante la Milano Design Week 2026, presso lo showroom STEPEVI di Via dell’Orso 9, l’installazione ha accompagnato il lancio di Caresse, la nuova collezione di tappeti del brand, attraverso un’esperienza che mette in relazione materiali naturali, percezione sensoriale e partecipazione collettiva.
Un percorso che ARCHI.TEKTONIKA ha approfondito nei giorni successivi alla manifestazione milanese, attraverso una visita esclusiva allo studio-laboratorio di Alfhild Külper ad Amsterdam, entrando nel cuore della sua ricerca artistica.

A Softer World. Il colore come esperienza collettiva
Concepita come una foresta emotiva, più che come la rappresentazione di un luogo fisico, A Softer World nasce da un’indagine personale di Alfhild Külper intorno ai ricordi, alle sensazioni e a quei luoghi interiori nei quali ciascuno ricerca conforto e protezione.
L’installazione, progettata con il supporto dell’architetto milanese Carolina Nisivoccia, Retail Events Creative Director di STEPEVI, ha trasformato lo showroom in un ambiente immersivo, caratterizzato da forme organiche, superfici morbide e una ricca articolazione cromatica.
Al centro del progetto, la scelta di utilizzare i filati avanzati dalla produzione della nuova collezione Caresse, restituendo valore a materiali residui attraverso un processo di recupero e trasformazione.


Durante la manifestazione, i visitatori sono stati invitati a partecipare alla costruzione di un’opera tessile collettiva, scegliendo colori associati ai propri ricordi e contribuendo, sotto la guida dell’artista, alla lavorazione manuale della lana.
Un gesto semplice che ha restituito centralità al rapporto diretto con la materia, offrendo l’occasione di allontanarsi dagli schermi, riscoprire la dimensione tattile dei materiali naturali e partecipare a un processo creativo condiviso.
“Ogni colore porta con sé un proprio ricordo, una propria sensazione. Alcuni sono calmi, altri gioiosi, altri ancora tranquilli e riflessivi. Scegliendo colori che risuonano con i propri rifugi interiori personali, i visitatori portano le proprie emozioni nello spazio. Insieme, questi fili di memoria e colore formano un arazzo vivente dell’esperienza umana, dove materia ed emozione sono inseparabili”, racconta Alfhild Külper.
Alfhild Külper. La ricerca oltre l’opera
Dopo il primo incontro con l’universo espressivo di Alfhild Külper durante la Milano Design Week, ARCHI.TEKTONIKA ha visitato il suo studio ad Amsterdam, per conoscere più da vicino il lavoro dell’artista e approfondire il rapporto tra ricerca tessile, colore e manifattura.
Uno studio-laboratorio nel quale filati, materiali e lavorazioni manuali raccontano un processo fatto di sperimentazione, sensibilità artistica e dedizione all’artigianalità. Uno spazio in cui il progetto prende forma attraverso il contatto diretto con la materia, lontano dalla dimensione digitale e dalla sola rappresentazione del prodotto finito.

Dall’ambiente immersivo dell’installazione milanese allo spazio creativo di Amsterdam, il colore rimane il filo conduttore. Cambia, tuttavia, la prospettiva: ciò che a Milano si presentava come esperienza collettiva, nello studio dell’artista rivela il proprio processo di costruzione, fatto di gesti, prove e continue relazioni tra materiali e sensibilità personale.
È in questa dimensione che emerge il valore della manifattura. La lavorazione tessile non è soltanto una tecnica esecutiva, ma parte integrante del linguaggio artistico, capace di tradurre intuizioni e ricordi in forme, superfici e composizioni cromatiche.


L’incontro con Alfhild Külper ha permesso di approfondire una ricerca in cui la dimensione personale si intreccia con la pratica artigianale, lasciando spazio alla libertà espressiva senza perdere il legame con la conoscenza dei materiali.
La visita ad Amsterdam restituisce così una lettura più completa del progetto: non soltanto l’opera nella sua forma finale, ma il percorso che ne accompagna la realizzazione, tra sperimentazione, manualità e ricerca.


Ayşegül Yürekli Şengör. Intervista alla fondatrice di STEPEVI
Durante la nostra visita allo studio di Alfhild Külper ad Amsterdam, abbiamo potuto osservare da vicino come ogni tappeto sia il risultato di un dialogo continuo tra ricerca, sperimentazione e artigianalità. In che modo la collaborazione con Alfhild Külper traduce questa visione condivisa in un linguaggio progettuale distintivo per STEPEVI?
In STEPEVI vogliamo cambiare il modo in cui le persone concepiscono i tappeti. Non li consideriamo oggetti decorativi, ma un mezzo creativo capace di definire gli spazi, raccontare storie e creare connessioni tra le persone.
È per questo che le collaborazioni con gli artisti sono così importanti per noi. Li invitiamo a mettere in discussione il nostro modo di interpretare i materiali, l’artigianalità e il ruolo che i tappeti possono assumere nel design contemporaneo.
Lavorare con Alfhild è stato estremamente naturale, perché condividiamo gli stessi valori. In STEPEVI, il rispetto per i materiali e la ricerca di soluzioni creative per ridurre gli sprechi sono da sempre al centro del nostro modo di pensare e lavorare. Non abbiamo mai considerato i filati avanzati come scarti, ma come materiali che hanno ancora una storia da raccontare.
Quando ho incontrato Alfhild, ho riconosciuto immediatamente questa stessa filosofia nel suo lavoro. Trasforma filati inutilizzati, provenienti da giacenze di produzione, in straordinarie installazioni tessili, rivelando la bellezza e le potenzialità di materiali che altri potrebbero trascurare. Questa convinzione condivisa è diventata il fondamento della nostra collaborazione.
Con il tempo, il nostro dialogo ha assunto una dimensione molto più personale. Alfhild ci ha parlato della sua idea di soft spots, quei ricordi e quei luoghi ai quali torniamo con la mente quando abbiamo bisogno di conforto o felicità. Abbiamo iniziato tutti a condividere i nostri: ricordi d’infanzia, momenti trascorsi nella natura o semplici esperienze quotidiane.
Quelle conversazioni sono diventate il punto di partenza emotivo della collezione Caresse. I motivi fluidi riflettono il movimento e le sensazioni legate a quei ricordi, mentre A Softer World dona nuova vita ai filati avanzati dalla produzione della collezione, invitando i visitatori ad aggiungere le proprie storie.
Per me, questa collaborazione rappresenta tutto ciò che desidero che STEPEVI esprima. Un tappeto non dovrebbe mai essere soltanto un bell’oggetto. Dovrebbe raccontare una storia, creare una connessione emotiva e avvicinare le persone. Quando il design riesce a fare tutto questo, rispettando al tempo stesso i materiali di cui è composto, credo che acquisisca un significato autentico.
Oggi il tappeto non è più semplicemente un complemento d’arredo, ma un elemento capace di definire sia lo spazio sia l’esperienza dell’abitare. Quale ruolo aspira ad assumere STEPEVI nel dialogo contemporaneo tra architettura, interior design e cultura del progetto?
Gli spazi davvero straordinari rimangono impressi nella memoria per le emozioni che sono stati capaci di trasmetterci.
In STEPEVI crediamo che i tappeti abbiano un ruolo importante nel creare questa connessione emotiva. Non sono più semplicemente oggetti decorativi o il tocco finale di un progetto. Contribuiscono a definire il modo in cui uno spazio viene vissuto e percepito.
Il nostro obiettivo è continuare ad ampliare il ruolo del tappeto nell’architettura e nell’interior design. Attraverso l’innovazione dei materiali, le collaborazioni artistiche e la manifattura su misura, vogliamo aprire nuove possibilità creative per architetti e designer, aiutandoli a realizzare spazi che le persone non si limitino ad ammirare, ma possano vivere pienamente.
In definitiva, mi auguro che il nostro contributo alla cultura del design sia quello di incoraggiare una diversa interpretazione del tappeto: non più un accessorio, ma parte integrante della creazione di spazi capaci di lasciare un ricordo duraturo, anche dopo averli attraversati.

Durante l’anteprima della Milano Design Week 2026 abbiamo scoperto una collezione capace di coniugare innovazione materica, sensibilità estetica e un’attenzione meticolosa alla lavorazione artigianale. Come riuscite a mantenere questo equilibrio tra sperimentazione creativa ed eccellenza manifatturiera?
Per me tutto parte dal modo in cui è strutturata STEPEVI. Poiché seguiamo direttamente ogni fase della progettazione e della produzione, designer, tecnici e artigiani lavorano insieme fin dall’inizio. Esiste un dialogo costante tra idee creative e competenze tecniche, per cui la sperimentazione non è mai separata dalla manifattura.
Uno dei motivi per cui i nostri clienti continuano a sceglierci è la nostra capacità di realizzare progetti su misura. Sanno che, quando hanno un’idea, possediamo le competenze tecniche, artigianali e produttive necessarie per trasformarla in realtà. Ci mettiamo costantemente alla prova per trovare nuovi modi di rendere possibile ciò che apparentemente sembra impossibile.
È anche questo a rendere così stimolanti le collaborazioni con gli artisti. Non chiediamo loro di semplificare le idee per adattarle alla nostra produzione. Al contrario, siamo noi a metterci alla prova per realizzare la loro visione, mantenendo la qualità e la precisione che contraddistinguono STEPEVI.
Per me, artigianalità e innovazione non sono mai state forze contrapposte. Una grande competenza artigianale offre la sicurezza necessaria per innovare. Permette di superare i limiti, continuando a creare prodotti concepiti per durare nel tempo.
Guardando al futuro, quale visione vorrebbe che STEPEVI lasciasse nel mondo del tappeto? Al di là delle tendenze, quale eredità culturale e progettuale desidera offrire agli architetti e ai designer che scelgono le vostre creazioni per dare forma ai propri spazi?
L’innovazione ha sempre fatto parte del nostro DNA. Che si tratti di sviluppare nuovi materiali, esplorare nuove tecnologie o collaborare con artisti come Alfhild, abbiamo sempre creduto che i tappeti debbano continuare a evolversi insieme all’architettura e al design.
La nostra ambizione non è mai stata quella di creare uno stile riconoscibile, ma di costruire un’azienda di cui i designer possano fidarsi. Una realtà capace di accogliere idee ambiziose, affrontare con entusiasmo le sfide creative e possedere le competenze necessarie per trasformare quelle idee in realtà.
Se le persone sanno di potersi rivolgere a STEPEVI con un’idea mai realizzata prima, avendo fiducia nella nostra capacità di concretizzarla, allora significa che abbiamo raggiunto qualcosa di importante. È proprio questa fiducia l’eredità che spero continueremo a costruire.
Intervista a cura di Vincenzo Falcone, Direttore Editoriale.
«Dall’installazione milanese al laboratorio di Alfhild Külper ad Amsterdam, fino all’intervista con la fondatrice di STEPEVI, emerge una visione condivisa del progetto, in cui ricerca, sperimentazione e sapere artigianale si intrecciano, dando valore alla materia e ai processi che ne accompagnano la trasformazione.
Entrare nel laboratorio di Alfhild mi ha riportato idealmente agli anni della formazione universitaria, a quegli spazi di progettazione in cui le idee prendevano forma attraverso la sperimentazione e il confronto diretto con i materiali. In un contesto in cui l’innovazione è spesso associata alla tecnologia, l’incontro con la ricerca di Alfhild Külper restituisce centralità alla conoscenza dei materiali, alla manualità e al tempo necessario per sperimentare.
La manifattura non rappresenta soltanto la fase esecutiva, ma un patrimonio di competenze che si rinnova attraverso il confronto tra tradizione e ricerca contemporanea. È in questa continuità, nella capacità di esplorare nuove possibilità senza perdere il valore del gesto artigianale, che il design trova una delle sue espressioni più autentiche», racconta Vincenzo Falcone, architetto e Direttore Editoriale di ARCHI.TEKTONIKA.