Quando l’architettura incontra il suono

La “Queen Silvia Concert Hall”, uno spazio senza barriere, progettato dall’architetto Giorgio Palù

Inaugurata nel 2022 a Stoccolma, la “Queen Silvia Concert Hall” è una sala concerti dedicata alla regina Silvia di Svezia, moglie di Re Carlo XVI Gustavo. Progettata dall’architetto Giorgio Palù e finanziata da vari investitori, tra cui Stefan Persson della holding Ramsbury Invest, offre un’esperienza unica in cui architettura, suono e musica si intrecciano, creando un legame immediato tra musicisti e pubblico.

Nel 2015, Palù, dello studio Arkpabi, è stato invitato a Stoccolma da Mark Tatlow, direttore della Lilla Akademien, per visionare gli spazi interni destinati all’Auditorium. L’obiettivo era concepire la nuova sala come un centro educativo, ampliando l’O/Modernt, un progetto creativo e polifunzionale che integra diverse forme d’arte, epoche storiche e tradizioni culturali. La ricerca e la sperimentazione hanno guidato Palù nella creazione di uno spazio privo di barriere fisiche tra artisti e pubblico.

L’Auditorium come hub multimediale

Uno spazio di totale connessione, potenziato da un ampio progetto di connettività multimediale, consente all’Auditorium di interagire costantemente con una rete mondiale di organizzazioni. Questo approccio favorisce scambi culturali, partecipazione a workshop e organizzazione di attività a distanza.

La sala, di dimensioni contenute con una capienza di 300 posti, presenta uno stage ampio e versatile, concepito come uno spazio sperimentale. È in grado di ospitare performance di diversi generi musicali e lavori di ricerca, mirando a interpretare la musica del futuro. In alcune occasioni, la disposizione degli artisti e del pubblico può addirittura sovvertire l’ordine canonico, con il pubblico sul palco e l’orchestra nelle balconate.

  • Queen Silvia Concert Hall

Anche il foyer rompe con la tradizione: non si trova al piano terra, ma al terzo piano dell’edificio. Gli spettatori vengono trasportati da un grande ascensore e possono godere di una vista panoramica sulla sala, iniziando così la loro esperienza musicale. Le balconate sospese e il pubblico in basso si intrecciano in un gioco di forme e colori, simile a fughe e legati musicali che si rincorrono e si avvolgono in un grande abbraccio.

Il risultato è un ambiente straordinario, progettato per fondere architettura e suono in un organismo unico, definito “archi-scultoreo”. Questo progetto incorpora in modo meticoloso le esigenze di design e acustica, un aspetto curato dall’ingegnere acustico giapponese Yasuhisa Toyota – Nagata Acoustics. In questa osmosi perfetta, emergono forme organiche e naturali, con curve morbide e raggi stretti, capaci di far vibrare l’intera architettura.

  • Queen Silvia Concert Hall

Spazi fluidi e leggeri

Ogni parte della sala è interconnessa: l’audience e le balconate si intrecciano, fondendosi in tonalità che vanno dal bronzo caldo all’oro, creando una sfumatura continua. Questo principio si applica anche alle superfici in legno, ispirate ai colori degli strumenti della liuteria cremonese, arricchite da sfumature in oro e bronzo applicate ad aerografo, che conferiscono calore, intimità e un senso di rilassatezza.

Queen Silvia Concert Hall

L’ispirazione principale del progetto è il movimento fluido e continuo del nastro rosso delle danzatrici ritmiche, che, una volta srotolato, si libra in alto. Questo modello di eleganza e leggerezza ha dato vita a curve e volumi morbidi. I due muri di fondo sembrano quasi non appartenere alla sala, creando un contrasto voluto per realizzare uno spazio “senza pareti”, ideale e immerso nella natura circostante, permettendo al “genius loci” di “entrare” nell’architettura.

Inondato da una luce nordica e fredda, che richiama l’aurora boreale, il fondale rappresenta una vista satellitare dell’arcipelago di Stoccolma, con isole realizzate in acciaio lucido specchiato. Questo gioco di riflessi e immagini frammentate intensifica l’idea di uno spazio asimmetrico e sincopato, ma ricco di una straordinaria armonia nelle tonalità che richiamano gli ottoni dell’orchestra.

Photo Credit Roland Halbe

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