All’interno di One&Only Cape Town, ROOI nasce come ristorante sudafricano contemporaneo, ma la sua identità va oltre la dimensione strettamente gastronomica. Lo spazio mette in relazione materia, colore, manifattura e cultura locale, costruendo un’esperienza nella quale ciò che si osserva e ciò che si assapora appartengono allo stesso racconto.
Il nome deriva dalla parola afrikaans rooi, rosso, e introduce uno degli elementi che attraversano l’intero concept: il fuoco. Associato alla vitalità e alla trasformazione, diventa un riferimento che non riguarda soltanto la cucina, ma entra nella palette cromatica, nella scelta delle superfici e nell’atmosfera complessiva.
È proprio questa continuità a definire il carattere del ristorante, dove segni, materiali e saperi del territorio vengono riletti attraverso un linguaggio contemporaneo, andando oltre la semplice dimensione decorativa.

Materia e manifattura disegnano gli interni
L’interior costruisce la propria identità attraverso una sequenza di riferimenti al paesaggio e alla cultura sudafricana. Terracotta, rame, tonalità della pietra e verdi tenui definiscono un ambiente caldo, mentre legni e superfici materiche restituiscono una sensazione di continuità con l’esterno.
È soprattutto nei dettagli che emerge il valore della manifattura locale. La Pincushion Protea compare impressa sui menu e sui tavoli; alcune sedute in legno reinterpretano le caratteristiche corna dei bovini Ankole; il banco di accoglienza, realizzato in legno bruciato, presenta incisioni ispirate alla cultura Khoisan. Un tappeto intarsiato compone flora e fauna locali in un disegno continuo, mentre il murale di Elise Wessels introduce nell’ambiente un paesaggio africano popolato da figure animali.

Elementi differenti che non funzionano come episodi isolati, ma contribuiscono a costruire una narrazione coerente dello spazio. Nella cucina a vista, il rivestimento in metallo forgiato realizzato da Bronze Age diventa uno dei punti visivamente più intensi dell’intervento. Viola, ruggine, argento e platino reagiscono alla luce e alla presenza del fuoco, trasformando una superficie funzionale in un elemento scenografico e materico.
La qualità di ROOI risiede proprio nella capacità di far convivere design contemporaneo e autenticità locale. Il valore degli arredi non è affidato alla riconoscibilità di un prodotto seriale, ma alla lavorazione, alla materia e alla possibilità di rendere ogni elemento parte di un’identità precisa. La manifattura diventa così uno strumento attraverso cui il luogo acquista carattere.


Il fuoco come elemento di continuità
La gastronomia completa il racconto dello spazio attraverso il fuoco, elemento centrale anche nella cultura sudafricana. Il riferimento è il braai, la tradizionale cottura alla brace che diventa occasione di condivisione e socialità. ROOI ne rilegge lo spirito attraverso una cucina contemporanea, legata al territorio e alla provenienza delle materie prime.
Carni, pescato e prodotti vegetali locali compongono una proposta in cui l’interesse non risiede soltanto nel singolo piatto, ma nella continuità tra ingredienti, cultura gastronomica e identità del luogo. Una ricerca che coinvolge fornitori locali e privilegia filiere sostenibili.


Anche il vino partecipa a questa narrazione, con una selezione curata dall’Head Sommelier Luvo Ntezo che valorizza, accanto alle etichette più conosciute, piccole realtà e boutique vineyard sudafricane. Il Wine Loft e il Tasting Table ne traducono l’esperienza anche nello spazio.
Interior e gastronomia trovano così un linguaggio comune: il fuoco ritorna nei sapori, nei colori e nelle superfici; il territorio negli ingredienti, nei materiali e nella manifattura. È in questa corrispondenza che il ristorante costruisce la propria autenticità, restituendo l’identità sudafricana attraverso scale differenti: dal gesto artigianale allo spazio, fino al sapore.


«La visita a ROOI mi ha riportato a un valore che il design contemporaneo rischia talvolta di dimenticare: il tempo del fare. La lavorazione artigianale del legno, le fibre naturali e gli arredi realizzati come pezzi unici dagli artigiani locali raccontano un modo di progettare che appartiene alla nostra memoria, quella dei mobili costruiti per durare e tramandarsi”, racconta l’architetto Vincenzo Falcone, Direttore Editoriale ARCHI.TEKTONIKA