Architettura come rifugio spirituale

Geometrie di luce e ritmi di silenzio disegnano l’Oratorio della Sacra Famiglia a Manfredonia

In un contesto urbano privo di particolari suggestioni, segnato da palazzine anonime degli anni Settanta e Ottanta, l’Oratorio della Sacra Famiglia si inserisce in modo silenzioso ma con una forza espressiva decisa. Un’architettura che non cerca né la mimetizzazione né l’ostentazione, ma si afferma come un gesto essenziale, quasi liturgico, in dialogo profondo con il cielo e con la terra.

Firmato dagli architetti Sergio Delli Carri, Gianfranco Gianfriddo, Giuliana Granatiero e Luigi Pellegrino, l’edificio situato a Manfredonia, prende forma nel 2009, al termine di un percorso di due anni tra progettazione ed esecuzione. Il progetto nasce da un’esigenza concreta: offrire ai ragazzi del quartiere uno spazio sicuro, accogliente, protettivo. Ma la risposta progettuale va oltre la pura funzione. L’architettura si carica di significati simbolici, diventando un luogo che custodisce e trasmette senso di appartenenza, spiritualità e introspezione.

L’intero lotto è occupato da un volume chiuso verso l’esterno e aperto solo verso un cortile interno, come in un chiostro. Il perimetro diventa una soglia, un confine che protegge e racchiude. Le linee sono nette, rigorose. I materiali – calcestruzzo a doghe, infissi a nastro, pavimenti in cemento levigato – rafforzano questa idea di essenzialità, di sobrietà meditativa. Il progetto rinuncia volutamente alla decorazione: ogni elemento è ridotto all’osso, in una grammatica architettonica che parla il linguaggio del silenzio.

Quando la luce diventa spazio

In un impianto architettonico che si distingue per rigore e sobrietà, è la luce a introdurre una dimensione poetica e trascendente. Sulla facciata principale, una costellazione di fori in plexiglas di diversa grandezza rompe l’austerità del calcestruzzo e diventa filtro sensibile tra interno ed esterno. Di giorno, questi punti catturano la luce solare e la proiettano all’interno, disegnando geometrie mutevoli sulle superfici; di notte, restituiscono al quartiere una luce discreta, come un cielo artificiale che si accende dall’interno.

La luce, in questo progetto, non è soltanto un elemento funzionale ma un principio generativo. Accompagna il percorso, scandisce i tempi dello spazio, genera atmosfera. La scelta di colori neutri e materiali continui esalta ulteriormente la sua presenza, rendendola protagonista assoluta dell’esperienza sensoriale e simbolica dell’edificio.

Il processo progettuale è stato condiviso fin dalle fasi iniziali: i quattro architetti hanno lavorato in sinergia, intrecciando visioni e competenze diverse. Un lavoro corale, dove l’unità del risultato rispecchia l’armonia del processo creativo. In un tessuto urbano dimentico di bellezza, l’Oratorio della Sacra Famiglia si propone così come luogo rigenerativo. Un’architettura che non cerca la meraviglia, ma la verità. Che non vuole imporsi, ma offrire rifugio. Uno spazio dove il cielo incontra la terra, e dove l’essenziale torna a essere sacro.

Oratorio della Sacra Famiglia Manfredonia

Photo credit ©️Peppe Maisto

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