L’arte moderna tra gli anni Venti e Trenta del Novecento ha rappresentato una svolta decisiva nel modo di pensare lo spazio e gli oggetti che lo abitano. In quel periodo prese forma un’estetica nuova, nutrita dallo spirito del progresso e dalla fiducia nella modernità. Il linguaggio delle macchine entrò nel progetto, mentre vetro, acciaio e superfici essenziali sostituirono l’eredità decorativa del passato. In questo scenario, le sedute in tubolare d’acciaio firmate da Mart Stam, Marcel Breuer e Ludwig Mies van der Rohe divennero una delle immagini più riconoscibili della nuova cultura del design.

Per lungo tempo, soprattutto a partire dagli anni Ottanta, l’immaginario dell’epoca moderna è stato sintetizzato proprio da queste forme essenziali. L’acciaio cromato e il cuoio nero sono diventati quasi un’icona del modernismo. Oggi sappiamo che quella visione restituisce solo una parte della storia. Il design e l’architettura di quegli anni erano attraversati da una sorprendente ricchezza cromatica e da una pluralità di sperimentazioni che le fotografie in bianco e nero hanno finito per attenuare.
In quel fermento, la scuola del Bauhaus rappresentò un laboratorio straordinario dove arte, artigianato e industria trovarono una sintesi inedita, ma non fu l’unico luogo in cui si costruì il linguaggio della modernità. Accanto ai nomi più celebrati, numerose figure spesso rimaste in secondo piano contribuirono a definire una stagione progettuale di straordinaria vitalità.


Un nuovo sguardo sui classici cantilever
A un secolo dall’inaugurazione della sede del Bauhaus a Dessau nel 1926, Thonet propone una nuova lettura di uno dei capitoli più emblematici della storia del design. Le sedute cantilever S 33 e S 34 progettate da Mart Stam tornano oggi nella versione Soft con rivestimento in tessuto. Stam è riconosciuto come l’inventore della sedia priva di gambe posteriori, un’intuizione presentata proprio nel 1926 che segnò una svolta nella sperimentazione sul tubolare d’acciaio e che venne rapidamente ripresa da altri protagonisti della scena progettuale europea.


Il rivestimento in tessuto delle sedute S 33 e S 34 Soft richiama, in realtà, le origini stesse di questi classici degli anni Venti. Le prime sedie in tubolare d’acciaio erano infatti spesso rivestite in eisengarn oppure realizzate con materiali come cinghie di canapa, tappetini in gomma, paglia di Vienna o cuoio. L’eisengarn, utilizzato per la prima volta da Marcel Breuer, non conteneva ferro. Il nome alludeva alla straordinaria resistenza del tessuto, capace di coniugare robustezza e leggerezza.
In questa nuova interpretazione, questi classici della storia del design rivelano un carattere più accogliente e contemporaneo. Il comfort del rivestimento dialoga con la leggerezza strutturale del telaio, disponibile anche con verniciature a polvere colorate. Ne emerge una lettura che restituisce alla modernità quella dimensione cromatica e sensoriale già presente nello spirito originario della stagione del Bauhaus.
